Cerca la luce e troverai Caravaggio

In un quadro la frutta può essere tanto vera che vien voglia di morderla?

Affermativo. Oggi ti racconto di alcuni capolavori di Caravaggio, è un racconto fatto di luci e ombre, in cui ogni cosa appartiene al mondo reale: come la frutta è incredibilmente vera che vien voglia di toccarla così la vergine Maria è fatta di carne e ossa, non è più una regina bella e altera, ma una donna del popolo.  

Dove e quando nasce Caravaggio?

Michelangelo Merisi nasce nel 1571 a Milano ma tutti lo conosciamo con il nome di Caravaggio, che è il paese d’origine del padre Fermo Merisi, maestro di casa dei marchesi di Caravaggio.  Ancora bambino, in Lombardia, perde il padre e i nonni durante la peste del 1577.

Tredicenne è a lavoro nella bottega milanese del pittore Simone Peterzano, dove  inizia a fare esperienza. Ma la grande svolta arriva con il trasferimento a Roma, nei primi anni ‘90 del Cinquecento.

Iniziamo da Roma, perchè della sua attività precedente ad oggi non conosciamo alcun dipinto, e da una tra le sue primissime opere:

Il ragazzo con canestra di frutta (1593-94 ca.)

C’è un ragazzo che tiene tra le braccia una cesta ricca di frutta e c’è una luce chiara e naturale che illumina l’intero quadro.

Quali frutti riconosci?

Ci sono mele, pesche, fichi, un melograno e dell’uva.

Dovrebbe essere stato semplice identificarli, per quale motivo?

Caravaggio descrive con una sensibilità straordinaria ogni dettaglio naturalistico, calibrando luce e colori: passa dal nero caldo dei capelli, delle sopracciglia e degli occhi a quello lucido di alcuni chicchi d’uva, dal rosso tenue delle labbra a quello acceso della mela, del fico e del melograno. 

È evidente che il nostro artista non arriva a Roma digiuno di pittura, anzi il suo bagaglio culturale è già molto ricco. Nel Ragazzo con canestra di frutta c’è il ricordo di quello che ha visto al nord: la luce chiara dei pittori lombardi, i colori vibranti dei veneti, le minuziose nature morte dei fiamminghi e le bizarre composizioni di Arcimboldo, dove la luce avvolge i vari frutti.

Giuseppe Arcimboldo, Ritratto dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo come Vertumno (1590)

Caravaggio ha la capacità di far proprio tutto ciò che vede ed ecco come per incanto una canestra di frutta che, per la sua immediatezza, sembra vera!

La luce che ruolo gioca?

Fondamentale! Caravaggio ci gioca e ne studia gli effetti: la buccia opaca della pesca riflette la luce diversamente rispetto alla buccia lucida dell’uva. Guarda bene e vedrai che c’è un pallino più chiaro su alcuni acini d’uva, non è altro che il riflesso!   

Nella canestra non c’è la frutta più bella, ma da sinistra verso destra: la più acerba, la più matura e la più secca. È una rappresentazione delle tre età dell’uomo: infanzia, maturità e vecchiaia.

Ma chi è questo giovane dall’aria così dolce?

Potrebbe essere il Cristo fanciullo di cui si parla nella Bibbia (Cantico dei Cantici): “…Il mio diletto è candido e rubicondo…le sue chiome sono nere come un corvo…il mio diletto è come un melo nel bosco…le vigne fiorenti hanno sparso il loro profumo…”.

Niente di strano nel fatto che la fonte d’ispirazione di Caravaggio sono di frequente i testi sacri, buona parte delle sue opere erano destinate a cardinali e intellettuali dell’epoca.

Mettiti in gioco: prova anche tu a costruire la tua canestra e a sperimentare gli effetti di luce, giocando con una torcia.

Sulla parete opposta, accanto alla finestra:

La Madonna dei Palafrenieri (1605-06 ca.)

Avrebbe dovuto decorare l’altare della cappella dei Palafrenieri nella basilica di San Pietro, ma a un mese dalla sua collocazione il dipinto viene rimosso perchè fa scandalo: Caravaggio si è servito di una prostituta per ritrarre la Vergine. Scipione Borghese, che apprezza molto la pittura di Merisi, si ricompra la tela.

Cos’è rappresentato?

Da sinistra: la Vergine, Gesù Bambino, un serpente e Sant’Anna, madre di Maria.

Cosa colpisce?

Maria non è più una regina soprannaturale, ma una donna in carne e ossa.

I lineamenti del volto sono marcati e non delicati, il corpo è abbondante e non sottile e longilineo, l’abito non è rosa o celeste, ma rosso.

La Vergine non è più la creatura spirituale della tradizione pittorica quattro/cinquecentesca, ma una donna del popolo.

Ma non c’è solo Maria, anche Gesù Bambino e Sant’Anna sono fuori luogo. Perchè?

Gesù Bambino non è più in fasce in grembo a Maria, ma di poco più grande e completamente nudo. Sta schiacciando un serpente, simbolo del peccato originale, aiutato da Maria che rappresenta la Chiesa.

Sant’Anna è evidentemente vecchia, Caravaggio insiste sulle rughe che le solcano viso, collo e mani.

Questi tre personaggi appartengono al regno dei cieli?

Direi al mondo reale. Così Caravaggio crea identificazione nello spettatore, cioè rende familiari e riconoscibili i personaggi sacri che sembrano venire in fuori dall’oscurità verso lo spettatore. Il suo approccio è diretto, privo di filtri, di estrema immediatezza.

In che modo Caravaggio dà peso e sostanza ai suoi personaggi?

Ancora una volta gioca con la luce, qui sembra aver piazzato un riflettore al di sopra dello spigolo sinistro della tela.

Dall’alto verso il basso  un fascio di luce illumina i tre personaggi, dando loro rilievo. L’inquadratura di Caravaggio è pari a quella di un regista!

Per ottenere questo effetto, pare abbia verniciato di nigro (nero) le pareti del suo studio e praticato un foro nel tetto.

Caravaggio dipinge con il modello/a di frontre agli occhi e non disegna prima di stendere il colore. Di solito i pittori tracciavano il disegno sulla preparazione prima di passare alla stesura pittorica, lui salta questo passaggio.

Secondo alcuni studiosi ci sono diversi elementi per sostenere che Caravaggio, per dipingere, abbia ricreato nel suo studio una camera oscura, così come si vede nel disegno.

La luce naturale illumina una figura esterna alla camera e trasmette una sua immagine attraverso un foro dell'involucro, passando all'interno dove è raccolta da lenti e riproiettata su una parete interna. Se su questa parete c'è una tela, ecco che il pittore ha un contorno di corpi e/o oggetti.

Di fatto si tratta di primi esperimenti di proiezione che si basavano sulle conoscenze ottiche che proprio in quegli anni si stavano sviluppando nella cerchia di intellettuali vicini a Galileo, come il cardinal Del Monte, importante committente di Caravaggio.

Mettiti in gioco: prova anche tu a costruire la tua piccola camera oscura. È sufficiente una scatola da scarpe vuota e del materiale fotosensibile. Al giorno d’oggi ci sono macchine fotografiche sempre più complesse, ma per scattare una foto basta molto poco, oltre al divertimento di costruirsi qualcosa da soli!

Accanto alla Madonna dei Palafrenieri

Il David con la testa di Golia (1610)

Ecco l’autoritratto, qui Caravaggio è Golia, il colpevole.

Perchè mai si ritrae come il gigante cattivo?

Qualche anno prima aveva commesso un omicidio, era stato condannato e costretto a fuggire da Roma. Pare avesse un temperamento turbolento che facilmente si accendeva e spesso rimaneva coinvolto in risse per osterie e vicoli della città.

Indirizzando questo dipinto a papa Paolo V intendeva ammettere le proprie colpe, ottenere la grazia e rientrare a Roma. Muore poco prima di arrivare a Roma, a Port’Ercole nel 1610.

Continua a giocare con la luce, ma è una luce ancora diversa. Qui è frontale e il contrasto luministico è ancor più intenso.

Il fondo si è fatto completamente scuro, talmente buio che sembra assorbire il braccio destro di David e non vediamo dove termina la capigliatura di Golia e dove inizia lo sfondo, sono un tutt’uno.

Come cambia la luce?

C’è un’evoluzione: il lume chiaro delle opere giovanili si trasforma in forti contrasti luministici negli anni della maturità fino all’intensità di una pittura che si fa sempre più scura nelle ultime tele.

Nell’epilogo c’è il tormento degli ultimi anni di vita sempre in fuga e il ricordo di quel che ha visto a Venezia, guarda in Pinacoteca il San Domenico e il Cristo alla colonna di Tiziano.

A quell’epoca il viaggio era un’esperienza fodamentale nella formazione di un artista, che solo così poteva confrontarsi con i contemporanei e studiare i maestri del passato.

 

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