Cosa sta suonando l'angelo di spalle?

Nell’aria vibra una dolce musica, a suonarla è un angelo bellissimo, ma di spalle. L’angelo impugna un violino e suona un mottetto in onore della Vergine. Il componimento musicale riprende alcuni versi del Cantico dei Cantici (testo biblico, dove si racconta dell’amore tra lo sposo e la sposa, identificati con Gesù e Maria).

Di fronte all’angelo c’è la Sacra Famiglia che, in viaggio verso l’Egitto per sfuggire alla ferocia del re Erode, sta facendo una sosta.

Giuseppe, seduto su un fagotto, tiene tra le mani lo spartito, accanto Maria e Gesù Bambino dormono.

Di cosa si tratta?

È il Riposo nella fuga in Egitto (1599 circa, Galleria Doria Pamphilj, Roma) di Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571-Porto Ercole 1610).

Come ti sembra l’atmosfera?

È molto intima. Caravaggio riesce a raccontare un evento sacro con la stessa immediatezza con cui si descriverebbe un fatto quotidiano.

Osserva ogni personaggio

I lineamenti del volto di Giuseppe sono marcati, a segnarlo sono le rughe dell’età sulla fronte e intorno agli occhi. È vecchio e stanco, tuttavia la posizione dei suoi piedi, uno sull’altro, rivela un’attitudine quasi da bambino e il suo sguardo, fisso sull’angelo, è pieno di stupore.  Gli occhi del mulo, alle spalle di Giuseppe, esprimono la stessa innocente ingenuità di fronte alla creatura divina.

Vestita di rosso con una sola coperta sulle ginocchia e come al termine di una giornata, lunga e faticosa, Maria si addormenta abbracciando teneramente il figlio. È giovane e bellissima, ma non è diversa da una qualsiasi altra donna e madre, fatta di carne e ossa, non sembra una creatura celeste. Nessuno prima di allora aveva rappresentato la Vergine addormentata come una donna comune.  

In grembo a Maria, Gesù Bambino dorme sostenendo la testa reclinata della madre: il contatto è pieno, intimo e amorevole. I lineamenti del volto sono molto delicati, il profilo è incorniciato da una capigliatura biondo cenere e le gote sono leggermente rosate.

L’angelo è bellissimo nel profilo del volto che lascia appena intravedere, nelle sfumature della capigliatura dorata, nelle linee sinuose e perfette del corpo, evidenziate da un panno bianco a cui fa da contrappunto il nero delle ali.

Caravaggio ci fa vedere un ideale di bellezza classico, di gusto rinascimentale.

Cerca i dettagli, che il pittore non tralascia di descrivere ...

Il ricciolo della corda di violino che scende sullo spartito, il sacco su cui siede Giuseppe e il fiasco chiuso da un biglietto accartocciato nell’imboccatura.

Guarda i contrasti…

Vecchiaia e giovinezza dei personaggi: Giuseppe è un uomo con il corpo invecchiato dal tempo, mentre gli altri tre sono creature divine, cioè eternamente giovani e belle.

E ora il paesaggio, ti sembra tutto uguale?

Nella parte sinistra del dipinto, dov’è collocato San Giuseppe, il paesaggio è arido, cosparso di sassi e in ombra, mentre nella parte destra, dove dormono Maria e suo figlio, c’è un paesaggio fluviale, rigoglioso e invaso dalla luce. L’elemento di raccordo tra una natura sterile e spoglia e una ricca e verdeggiante è l’albero secco sullo sfondo e in primo piano l’angelo.

Che ruolo gioca la luce?

Fondamentale, come in ogni opera di Caravaggio. Qui la luce è chiara, si estende in maniera uniforme per l’intero spazio della tela, avvolge e carezza i personaggi.  Caravaggio risente di quel che ha visto al nord, prima di trasferirsi a Roma, è influenzato dal modo in cui i pittori Lombardi utilizzavano la luce.  Non è ancora arrivato a quei forti contrasti luministici che invece caratterizzano le opere della maturità.

E i colori?

Il pittore usa l’arancio, il rosso e il marrone, calibrando i diversi toni di colore con la luce. Non manca di giocare sul contrasto tra il nero e il bianco in primo piano e di sfumare il verde.

Caravaggio riesce a trovare un punto di sintesi tra il nord e il centro Italia: luminismo lombardo, colore veneto e disegno tosco-romano.

Per chi lavora Caravaggio?

Probabilmente il committente doveva appartenere all’ambiente degli oratoriani (o Filippini, seguaci di San Filippo Neri) che apprezzavano molto la musica, come ristoro e sollievo dagli affanni dell’uomo.

 

 

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