Come mai il ritratto è appena abbozzato?

C’è un bambino molto piccolo con le gote paffute. Ha una cuffietta bianca in testa e la frangetta castana gli incornicia il volto grassoccio e roseo. I colori sono ridotti all’osso e le pennellate sono poche e rapide a sottolineare il carattere abbozzato ed estemporaneo dell’opera.

Di chi si tratta?

È il Ritratto di Michel Monet neonato (1878-1879, Collezione Marmottan, Parigi) di Claude Monet (Parigi 1840-Giverny 1926).

Il piccolo Michel Monet è il secondo genito di prime nozze del capofila dell’Impressionismo.

È uno schizzo? Il pittore non ha avuto tempo di finirlo?

Il carattere abbozzato dell’opera è una scelta consapevole dell’autore. In questo modo Monet dona vigore al ritratto, mostra l’amore che prova per il suo giovane modello di appena un anno d’età e sottolinea che si tratta di un bambino piccolo che non sta in posa a lungo. Anzi, non sta fermo un istante!

Monet è ritrattista?

Non esattamente, anzi preferisce i paesaggi, ma le tele che raffigurano i familiari sono colme di dolcezza e attraverso queste immagini si può penetrare nell’intimità di un’artista strettamente legato ai propri cari.

Monet non ha mai cessato di ritrarre con grande tenerezza la prima moglie, Camille Doncieux, morta nel 1879, la seconda moglie, Alice Hoschedè, insieme alla quale forma una famiglia allargata, i due figli di prime nozze, Jean e Michel, e i sei della nuova compagna.

La famiglia è importante per il pittore?

Ha un ruolo fondamentale. Monet cerca sempre di circondarsi dei suoi cari, come scrive dopo la prima visita a Giverny nel 1886 il critico Gustave Geoffrey “… quel salotto atelier era pieno di vita  e di giovinezza, fanciulle, giovanotti, adolescenti, figli e figliastri di Monet tutti riuniti intorno a lui”.

Monet custodisce tutta la vita i ritratti dei propri familiari, senza mai esporli!

È il suo giardino segreto, fatto di ricordi e momenti condivisi con chi ama.

Quali sono gli esordi di Monet?

Oscar Claude Monet nasce a Parigi nel 1840, ma trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza a Le Havre in Normandia. Il giovane Claude è poco interessato agli studi, così passa il tempo disegnando. Inizia con le caricature dei compagni di scuola e dei concittadini e a sedici anni è già noto come caricaturista in tutta Le Havre, tanto da farsi pagare.

Cosa succede in quegli anni?

Decisivo nel 1856 l’incontro con il pittore normanno Eugene Boudin che gli dice: “La caricatura va bene per iniziare, ma non tarderà a stancarla. Studi, impari a guardare e a dipingere, disegni, si dedichi al paesaggio”. 

Così inizia l’avventura di Monet al fianco di Boudin che gli insegna a lavorare en plein air per una maggiore immediatezza e per ricordarsi come sono le cose mentre si stanno svolgendo di fronte agli occhi: ecco la luce e il mare della Normandia prender vita nel pennello di Monet che dipinge con più attenzione alle atmosfere che ai dettagli. 

E a Parigi?

Nella Ville Lumière il nostro pittore si rende conto che le regole della pittura accademica non lo interessano, ma in quella città sta cambiando qualcosa.

Tra gli anni sessanta e settanta Monet incontra altri giovani artisti che hanno voglia di raccontare la vita in maniera nuova e diversa.

Cosa fanno Monet e i suoi amici?

Dipingono all’aperto cercando di catturare il gioco di luci di un momento, considerano uno schizzo più definitivo di un quadro costato settimane di fatica in atelier, utilizzano colori puri e li distribuiscono sulla tela con piccoli tocchi di pennello: sembra poco, ma è una rivoluzione! Inizia così l’avventura degli Impressionisti che hanno cambiato il modo di fare e vedere l’arte!

 

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