Storie di ordinaria meraviglia

Oggi scopriamo le origini di un luogo incantevole e dei suoi artefici

Tanto tempo fa, alla metà del Cinquecento, la famiglia Borghese, proveniente da Siena, si trasferisce a Roma.

Qui ha inizio la nostra storia.

In un’area di campagna limitrofa alla città, fuori delle mura aureliane, Marcantonio Borghese possedeva un vasto appezzamento di terreno, dove ai primi del Seicento sorge una villa. 

La palazzina fuori porta Pinciana, progettata dall’architetto Flaminio Ponzio, nasce  per accogliere la collezione di famiglia. Collezione che cresce in nome di una grande passione per l’arte di due uomini molto importanti: un papa, Paolo V, e suo nipote Scipione.

GL. Bernini, Ritratto di Paolo V Borghese, 1618, Galleria Borghese, Roma

GL. Bernini, Ritratto di Scipione Borghese, 1632, Galleria Borghese, Roma

Entrambi hanno un gran da fare con grandi e piccoli capolavori: quadri, statue, sculture, bassorilievi, mosaici e oggetti preziosi.

Il papa, primo genito di Marcantonio Borghese, si chiama Camillo e diventa  pontefice con il nome di Paolo V nel 1605.

Il nipote prediletto è Scipione Caffarelli, talmente tanto amato dallo zio che lo adotta, dandogli il suo nome, per questo motivo lo conosciamo come Scipione Borghese. E lo nomina anche cardinale.    

In pochi decenni la nobile famiglia di origine toscana si era fatta strada nella nuova città, contando al suo attivo addirittura un papa. La villa non è solo la cornice ideale di una collezione preziosa, ma rappresenta anche la magnificenza di una famiglia all’apice del suo potere.  

Scipione è un uomo che pensa in grande, concepisce la villa come un luogo di meraviglie dell’arte moderna e antica. Il suo obiettivo è stupire, illudere e sorprendere l’occhio di chi guarda!  Motivo per il quale lascia libero accesso alla villa, dimostrando una mentalità da vero moderno!

Il cardinal nepote e suo zio Paolo V collezionano i maestri del Rinascimento e i contemporanei. Scipione apprezza Raffaello, Tiziano, stravede per Caravaggio e intuisce le capacità di un giovanissimo Bernini.  Ma è anche un estimatore  della statuaria antica. A quei tempi sia gli intellettuali che gli artisti nutrivano un grande interesse per l’Antico: il canone di bellezza delle statue greche, conosciuto attraverso le copie romane, era un importante fonte di ispirazione.  

In origine la collezione d’antichità della famiglia Borghese era molto più ricca dell’attuale. Ma ai primi dell’Ottocento, Camillo Borghese, discendente di Scipione, vende al più importante stratega dell’epoca, suo cognato Napoleone, circa 250 pezzi archeologici, oggi al Louvre. Le statue romane, che non hanno preso la via di Parigi, sono visibili sul perimetro di ogni sala del pianterreno.

Scipione e Paolo V hanno dato impulso ad una collezione unica e al luogo incantevole che la conserva, ma questo è l'inizio e poi...

Nel Settecento la villa viene ristrutturata per volere di Marcantonio IV Borghese, che affida la direzione dei lavori all’architetto Antonio Asprucci.

La decorazione degli interni della villa, così come la vediamo oggi, è di XVIII secolo. Gli affreschi, la disposizione delle opere e gli arredi colpiscono per sfarzo, ricchezza e varietà, testimoniando che l’influenza del gusto barocco, orientato a creare un teatro di meraviglie, era ancora forte.

Del Settecento non è solo la decorazione, ma anche l’allestimento.

Guardati intorno e scoprirai che nella maggiorparte delle sale del pianterreno il soggetto rappresentato alla volta è collegato tematicamente al gruppo scultoreo sottostante.

Dai primi del Novecento la Galleria Borghese è un museo statale.

Prima di iniziare il tuo viaggio lasciati stupire dalle meraviglie naturali di Scipione: cerca i preziosi tulipani e i bei fiori che popolano, oggi come nel Seicento, i Giardini Segreti (ai due lati della villa).

Ti ricordo che spesso incontrerai un’aquila e un drago, niente di strano, sono i due fieri animali che costituiscono lo stemma della famiglia Borghese.

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