Monet: suggestioni tra affetti, paesaggi e ninfee

La mostra al Vittoriano, attraverso le opere provenienti dal Museo Marmottan di Parigi, racconta la vita, gli affetti e le passioni di un pittore che ha rivoluzionato il modo di fare e vedere l'arte tra Otto e Novecento!

Monet è stato il protagonista dell’Impressionismo. Come un cacciatore armato dei suoi pennelli ha dedicato tutta la vita a cercare di catturare le atmosfere e gli effetti di luce delle città, dei porti, della camapagna fino a quando ha allestito un suo personale giardino incantato nella casa di Giverny sulla Senna, poco distante da Parigi.

5 cose da sapere sull’Impressionismo prima di iniziare il percorso …

  1. L’Impressionismo è un movimento artistico che nasce a Parigi tra gli anni sessanta e settanta dell’Ottocento grazie a un gruppo di artisti di talento (Monet, Renoir, Sisley, Pissarro e Degas) che rivoluzionano il modo di fare pittura, cambiando i soggetti e il modo di rappresentarli.
  2. Gli impressionisti rifiutano le indicazioni troppo vincolanti dell’Accademia di Belle Arti e non rappresentano più soggetti storici, religiosi o mitologici, ma la realtà quotidiana. Molto spesso si incontrano e dipingono lo stesso soggetto per poi confrontare le differenti versioni e scoprire con stupore che possono essere diverse. Forse non esiste una sola realtà ma tante versioni della stessa, a seconda di chi la guarda.
  3. Vogliono rappresentare la realtà, senza troppi dettagli, e restituire sulla tela ciò che l’occhio coglie: macchie luminose di colori diversi.
  4. Dipingono in mezzo alla natura e tra la gente, invece che all’interno dello studio, insomma all’aria aperta (da cui il termine en plein air).
  5. Le tele non imitano più la natura, ma sono fatte di vibrazioni luminose e si basano su una nuova pennellata e una nuova tavolozza. La tavolozza è semplificata e si reduce ai colori dello spettro solare stesi a piccoli tocchi, non mescolati ma giustapposti.

Ora inizia il tuo viaggio alla scoperta di Monet

Ad accoglierti una piacevole immersione in un corridoio dove sono proiettatte delle immagini.

Cosa vedi?

Ci sono dei fiori, che Monet ha amato molto: le ninfee! Gli piacevano così tanto che le ha coltivate e dipinte per oltre trent’anni nella sua casa di Giverny.

Dopo un primo assaggio virtuale nel giardino incantato di Monet, entra nella prima sezione della mostra dove troverai caricature e ritratti dei figli del pittore…

Nato nel 1840 a Parigi, Claude Oscar Monet trascorre l’infanzia e l’adolescenza nella città portuale di Le Havre in Normandia. Qui scopre che la scuola e lo studio non gli piacciono per niente, ma preferisce di gran lunga disegnare. 

Così inizia a fare le caricature dei suoi compagni di scuola e degli abitanti di Le Havre riscuotendo un certo successo. A soli sedici anni vende i suoi disegni e si fa notare dal pittore Eugène Boudin che lo invita a dipingere e a farlo all’aria aperta. Questo incontro è molto importante per il giovane Monet che inizia a viaggiare con il pittore Boudin per le coste della Normandia.

I ritratti dei figli Jean e Michel, nati dal primo matrimonio con Camille Doncieux, mostrano una grande tenerezza

Monet non è ritrattista, anzi preferisce i paesaggi, ma le tele che raffigurano i familiari sono colme di dolcezza, attraverso queste immagini si può penetrare nell’intimità di un’artista strettamente legato ai propri cari.

Il carattere appena abbozzato dei dipinti è una scelta consapevole dell’artista. In questo modo il pittore dona vigore ai ritratti e sottolinea che i bambini non sono inclini a stare in posa.

La famiglia Monet è una famiglia allargata: dopo la morte della prima moglie, Camille Doncieux,  nel 1879, il pittore si unisce ad Alice Hoschedè, che aveva avuto dal primo matrimonio sei figli.

Il pittore ama circondarsi dei suoi cari, come scrive dopo la prima visita a Giverny nel 1886 il critico Gustave Geoffrey “… quel salotto atelier era pieno di vita  e di giovinezza, fanciulle, giovanotti, adolescenti, figli e figliastri di Monet tutti riuniti intorno a lui”.

Monet custodisce tutta la vita i ritratti dei propri familiari, senza mai esporli!

È il suo giardino segreto, fatto di ricordi e momenti condivisi con chi ama.

Prosegui nella seconda sezione della mosta dedicata al Monet cacciatore di soggetti…

Tra gli anni settanta e ottanta Monet non è ancora pienamente affermato, ma continua  a viaggiare per arricchire la sua tavolozza e trasformarsi in un cacciatore di luce.

Il nostro pittore, di certo, è capace di disegnare con esattezza, ma il suo obiettivo è quello di dare l’impressione visiva di un istante con piccoli tocchi di colore e rapide pennellate, senza mettere a fuoco i dettagli, come se tutto fosse visto in un colpo d’occhio.

Questa sezione della mostra si apre con La Locomotiva del 1875.

Cosa Vedi?

C’è un treno che si sta avvicinando e in lontananza qualche figura umana appena accenata da poche macchie di colore. Niente è definito nel dettaglio e tutto è avvolto in un fumo grigio, viola e azzurro.

Monet è affascinato dalla città e da tutti i simboli della modernità, quando inizia a dedicarsi alla stazione e ai treni, gli interessa soprattutto come il fumo si posi sulle cose, trasfigurandole. “Al momento della partenza dei treni il fumo delle locomotive è talmente denso che non si distingue quasi nulla. È un incanto” scrive a Renoir.

Sono gli anni in cui si costruiscono numerose linee ferroviarie che permettono all’artista di spostarsi tra la provincia e Parigi  e di viaggiare in cerca di soggetti e scorci tra il nord e il sud della Francia fino all’Italia.

Nel 1870 si reca a Londra, conosce la pittura di Constable, di Turner e resta incantato dalla ricerca sui mutevoli effeti di luce.

Quando rientra in Francia si stabilisce su suggerimento di Manet, apripista del movimento impressionista con il suo Dejeuner sur l’Herbe, ad Argenteuil.

Qui sulle rive della Senna la media borghesia francese trascorre il proprio tempo libero e Monet, insieme ad altri pittori, diventa cronista di una moda dell’epoca.

Caparbio e convinto delle sue intuizioni, Monet organizza una mostra con gli artisti con i  quali condivide il bisogno di un rinnovamento dell’arte. Così, nel 1874, nasce l’Impressionismo. Monet espone un quadro che ha come soggetto un’alba nel porto di Le Havre, città dove aveva vissuto da piccolo. Non sapendo come intitolare l’opera la chiama semplicemente Impressione. Sole nascente, titolo da cui i critici prendono lo spunto per chiamare impressionisti tutti i partecipanti alla mostra.

Anche a Monet non vengono risparmiate critiche, per il suo modo di raffigurare il paesaggio, considerato impreciso.

Ora guarda la veduta di Vetheuil località dove il pittore abita negli anni settanta, cosa vedi?

C’è la nebbia più che la città. L’anno in cui Monet dipinge la veduta di Vetheuil, il 1879, muore la prima moglie Camille ed è ricordato come un anno molto freddo in Francia. Il pittore non descrive la città, ma la sensazione di freddo e isolamento di quel frangente. Per farci vedere la morsa del freddo Monet fa ricorso a colori quasi irreali, distanti dai toni realistici delle vedute di Argenteuil (Regate ad Argenteuil).

Monet abbandona la descrizione per dedicarsi sempre più all’interpretazione e alla semplificazione del soggetto

Negli anni ottanta il pittore soggiorna regolarmente in Normandia, la terra della sua infanzia e ritrae il mare, le spiaggie e le falesie  di Pourville ed Etreat alle diverse ore del giorno. I giochi sulle variazioni di luce riflettono la sensibilità di Monet per gli elementi naturali.

Il pittore lavora in ogni situazione climatica, nello sforzo di cogliere anche la minima sfumatura di colore in un paesaggio, durante lo scorrere delle ore dall’alba al tramonto.

Guarda Barca a vela. Effetto sera, qui la materia è spessa, la pennellata è lunga e la terra e il mare sembrano forze in azione.

In La spiaggia di Pourville . Sole al Tramaonto Monet cattura la visione mutevole degli effetti di luce sulla superficie dell’acqua. Il pittore si concentra sui riflessi del sole e la scomposizione della luce sull’’oceano.

Nel 1883 Monet inizia a viaggiare con Renoir, insieme battono la costa mediterranea, poi si dirige da solo verso la costa ligure e lì colpito  dalla brillantezza, dalla luce e dai colori della Regione la sua meraviglia si traduce nel Castello di Dolceacqua (1884).

Per rincorrere un soggetto mutevole come l’atmosfera, Monet dipinge con grande rapidità su diverse tele contemporaneamente, in gara con il movimento della luce. Il pittore comincia una tela al primo mattino e, man mano che la luce varia e l’immagine si modifica, passa alla tela accanto, fino ad avere alla fine della giornata lo stesso soggetto ripreso in tanti momenti e tonalità di colore.

Verso la fine degli anni anni ottanta il concetto di serie arriva a maturazione nelle tele dedicate alla Valle della Creuse.

La città torna nei quadri di Monet durante un soggiorno a Londra, agli inizi del Novecento. Una città fatta di fumo e nebbia, dove l’atmosfera è misteriosa e irreale e non c’è traccia di esseri umani, ma solo i riflessi della luce del sole, i profili degli edifici e il bagliore del Tamigi. I colori che il pittore utilizza per descrivere il panorama misterioso di Londra sono l’azzurro, l’indaco e il violetto.

In mostra il Parlamento di Londra.

Dopo la carrellata dei paesaggi, guarda il video che mostra Monet a lavoro e poi percorri il corridoio che introduce alla sezione dedicata alle ninfee

I viaggi di Monet s’interrompono nel 1890, quando il pittore da affittuario diventa proprietario della casa di Giverny, dove plasma il suo personalissimo giardino come fosse un quadro. L'artista che per tutta una vita era andato in cerca di soggeti che stimolassero la sua curiosità trova nella casa di Giverny un rifugio magico.

Insieme all’aiuto dei suoi familiari Monet appasionato di giardinaggio pianta ogni genere di fiore dai più comuni ai più esotici e allestisce un giardino molto vario: prato all’inglese con ciliegi giapponesi, il ponte giapponese e lo stagno acquatico delle ninfee.

Le piante diventano i soggetti della sua pittura ed in particolare le ninfee che riproduce in maniera quasi ossessiva fino alla vecchiaia.

Monet è felice tra i suoi fiori, sono vere immagini della natura, che gli permettono di esplorare aria, acqua e luce, ma create secondo la sua volontà.

Negli anni il campo d’azione del pittore si estende all’ambiente circostante: non si interessa solo ai fiori ma anche al contesto in cui crescono. A questo scopo nel 1893 ottiene un permesso per scavare nel suo giardino di Giverny un bacino dove coltivare le piante acquatiche.

Così dedica due serie di tele allo stagno delle ninfee: lo sfondo è occupato da una vegetazione abbondante che forma uno schermo sul quale si stagliano le chiazze delle ninfee.

Monet gioca sul contrasto tra ninfee e specchio d’acqua, tra foglie e fiori, tra arie che assorbono  la luce e quelle che la riflettono.

Qui dipinge le piante acquatiche con lunghe e filamentose pennellate: sono quadri in cui il soggetto quasi si perde nella composizione. E anche lo spettatore si smarrisce osservando le grandi tele che danno l’impressione di trovarsi in mezzo al giardino, nell’acqua.

Nella sezione successiva ci sono due serie molto importanti: Il salice piangente e Il ponte giapponese. Cosa c’è di diverso rispetto a quello che hai visto?

I colori sono diversi: predominano il rosso, l'arancione, il blu e il verde rispetto alle sfumature più delicate delle opere precedenti. Il soggetto non è più riconoscibile. Colpisce il gesto e il ritmo della pennellata che determinano un'esplosione dei colori la cui densità  rende indecifrabile l'immagine rappresentata. Qui emerge lo stato d’animo del pittore che subisce diversi lutti negli ultimi anni della sua vita. Di certo anche la malattia agli occhi deve averlo condizionato.

Il Ponte Giapponese è un profluvio di colori stesi con pennellate verticali.

Queste tele mostrano il progressivo accostarsi dell'artista ad una pittura di maggiore espressività, rivelano il suo lato più personale e aprono la porta alla modernità.

Qui Monet sembra anticipare la pittura astratta del Novecento, quel tipo di pittura fatta di segni e di macchie che non assomigliano a niente di riconoscibile.

L'idea che si possa dipingere senza essere fedeli al mondo visibile si fa strada in Europa nel corso dell'Ottocento e Monet contribuisce a questo cambiamento.  

Ma perché avviene questo grande cambiamento?

L'invenzione della fotografia e la sua diffusione provocano una crisi negli artisti figurativi, che sentono di non poter competere con la macchina fotografica nella rappresentazione precisa del mondo. Anche per questo motivo, si cercano nuovi campi di esplorazione. Il compito del pittore non è riprodurre ciò che già esiste, copiare e imitare la natura, ma usare liberamente i mezzi del suo linguaggio: colori, linee, materie.

I grandi pannelli

L’ultimo progetto di Monet, il più imponente: le grandi ninfee. Dodici enormi tele di almeno quattro metri di lunghezza sviluppate in orizzontale, occupate dalla superficie dello stagno.  Monet lavora alle grandi tele durante la prima Guerra Mondiale per poi donarle allo Stato francese.

I pannelli presenti in mostra sono alcune delle tante versioni che l’anziano pittore con la barba bianca non si stanca di realizzare. Per questo progetto si fa costruire un terzo studio nel suo giardino, usa pennelli lunghissimi per potersi tenere alla giusta distanza e a volte non contento fa un falò di tele in giardino.

I pannelli nell’idea del pittore saranno collocati in stanze ovali per dare l’impressione allo spettatore di essere circondato come all’interno di un acquario fiorito. Il progetto di Monet prenderà forma dopo la sua morte nelle sale dell’Orangerie a Parigi e sarà definito la Cappella Sistina dell’Impressionismo.

Il soggetto sono sempre le ninfee, la verosimiglianza è del tutto perduta, a catturare l’occhio sono il gesto e il ritmo della pennelata.

Monet fa della pittura il luogo di affermazione della soggettività.

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